What is the pattern,that connects the crab to the lobster and the orchid to the primrose, and all four of them to me? And me to you?”
Oggi ho avuto il piacere di ascoltare un seminario tenuto sul professor Saccu, direttore della Scuola Romana di Psicoterapia Familiare, organizzato all’intern del percorso formativo della scuola di psicoterapia che sto frequentando. Non mi dilungherò sui contenuti diretti del seminario, nè sulla qualità del docente e la chiarezza dell’esposizione, ma su alcune cnsiderazioni un pò a margine all’apparenza, ma che in realtà costituiscono il nocciolo del discorso imbastito dal professore.
Quale è la distinzione tra corpo, mente e famiglia? Tra corpo del singolo e il sistema in cui è immerso?
Partiamo dalla forte cesura che il pensiero occidentale fa tra mente e corpo…
I filosofi greci fecero una distinzione importantissima, fondamentale per l’epoca, scindendo la psiche (allora assolutamente inscindibile da aspetti religioso/metafisici) dal corpo, permettendo che quest’ultimo potesse essere guardato in maniera analitica…. nasceva la medicina (altro apporto importantissimo è quello del “Male sacro” con cui il vecchio Ippocrate criticava la visione religiosa dell’epilessia).
Ma, perchè c’è sempre un ma, questa cesura tra corpo e mente, col passare dei secoli, mostra tutte le sue inefficienze…
Cos’è una depressione, ad esempio? Fino a circa un decennio fa, ma anche meno e per alcuni tuttora, erano possibili solo teorie che rientravano in due categorie, quelle organicistiche (per cui l’eziologia era individuata in uan variazione fisiologico/funzionale del cervello) e quelle mentalistiche (conflitto interno o processo mentale “corrotto”)… ogni teoria portava dimostrazione clinica e/o statistica che “tirava acqua al suo mulino”… Due classi di teorie viste come antitetiche che si dimostravano entrambi efficaci… un paradsso che solo negli ultimi anni stiamo (stanno i ricercatori) dipanandolo con un’idea nuova e, nella sua semplicità, rivoluzionaria: E’ possibile agire sulla depressione (ma le ricerche stanno dimostrando su un ampio spettro di patologie psicologiche e organiche) sia partendo dal corpo che dalla mente, con effetti fisici e psichici simili.
Ma adesso nasce una nuova domanda… Esiste un confine che separa corpo e mente? posso curare partendo dalla mente un’influenza, una cistite? Posso curare un cancro con una psicoterapia?
Ni e So… Non è possibile estirpare un cancro semplicemente facendo un ciclo di sedute di psicoterapia, qualsiasi approccio sia… Ma.. Ma qualsiasi approccio io affianchi ad una terapia organicistica può portare un effetto estremamente positivo, la stessa presenza di un oncologo “caldo” piuttosto che “freddo” (emozionalmente parlando) può avere un significativo apporto ad una terapia. Dopotutto l’essere umano si è affidato per secoli, per curarsi, ad una terapia psicologica (certamente non efficace cme quella attuale perchè estremamente naive nel suo substrato causale) che è lo sciamanesimo… Il rito, il mito, hanno svolto per secoli (e in forme diverse tutt’ora) un ruolo fondamentale nella cura.. ed eccci arrivare con una svicolata al terzo termine dell’equazione, la famiglia o, se permettete un termine più tecnico, il sistema. Chi ha conoscenza delll’approccio sistemico sa che secondo questo approccio la chiave di volta di un sintomo non è in mano a chi il sintomo lo manifesta, ma va ricercato nelle relazioni tra questi e chi gil sta attorno.
E quindi se corpo=mente e mente=sistema… non è possibile costruire un modello circolare che connette corpo, mente e sistema???
Arrivo a qualche esemplificazione….
Parto da quella portata dal professor Saccu. Una terapia familiare con un ragazzino affetto da miopatia, condannato a una distruzione progressiva dei muscoli… Una terapia vissuta in due momenti diversi, con un ciclo di sedute nell’84/85 e uno, su richiesta della famiglia, ben 10 anni dopo… Vi assicuro che gli spezzoni delle sedute viste erano emozionalmente forti… questo ragazzino che da un lato cresceva e dall’altro perdeva pian piano l’agilità motoria fino alla carrozzina, e alla riduzione del diametro di braccia e gambe… Ma… Ma la famiglia, e lui stesso nell’arco delle prime sedute hanno mostrato una maggior accettazione della situazione e una “serenità” nell’affrontare una situazione così provante da lasciar colpiti…
Altra situazione, altra terapia familiare… Arriva un ragazzino con fortissimi, lancinanti, debilitanti mal di testa resistenti a tutte le terapie… Ad un anno di distanza non ci sono più mal di testa, ma emergono paure più psicologiche, principalmente grazie ad una terapia che ha centrato il focus sulla coppia genitoriale e sul problema relazionale, emergente ad un’indagine che si spostasse dal mero problema psichico.
Passando a vissuti più personali, che sono poi quelli che ci feriscono e, cicatrizzando, che ci lasciano sensibili a quel particolare problema, chiunque abbia vissuto sulla sua pelle il decadimento o una malattia grave di un parente stretto sa come attorno al letto dell’ammalato si creano, si accumulano e si scaricano tensioni fortissime che spesso non hanno direttamente a che vedere con questi, ma che finiscono per influenzare ciò che accade al malato…
Quindi, tornando alla domanda all’inizio… Qual’è quindi la distinzione, il confine?
Bhe, la mia risposta, attualmente e rinforzata dal seminario di, ormai data l’ora, ieri è… “E’ veramente importante che ci sia un confine? Se il mio obiettivo è raggiungere il meglio da questi aspetti perchè non agire tutto quanto porta un beneficio?”
E’ spiacevole e tormentoso quando il corpo vive e si dà importanza per conto suo, senza alcun legame con lo spirito.
“Thomas Man”
“Il legame di ogni rapporto, sia nel matrimonio sia nell’amicizia, sta nella conversazione.”
Oscar Wilde
“Penso alla psicosomatica come un percorso dalla cellula alla creatività”
Carmine Saccu